In questo breve articolo vi mostro le mie tre foto preferite del World Press Photo 2020.

Nei confronti di questo premio nutro  sentimenti contrastanti, in quanto da un lato sono contento che il più prestigioso premio sulla fotografia di reportage sia gratuito ed aperto a tutti, (d'altronde ognuno di noi può essere testimone di fatti importanti e, perché no, per bravura o fortuna, essere capace di immortalarli in uno scatto). D'altro canto a vincere sono per la stragrande maggioranza foto strazianti di drammi, esplosioni, uccisioni, incendi e affini. Indubbiamente questi fatti appaiono più rilevanti di altri e generano maggiore scalpore e altrettanto sicuramente la loro controparte visiva è molto forte, ma credo che gli avvenimenti "positivi" possano avere una maggior rappresentanza in questo premio.

Un altro punto dolente, a mio avviso, riguarda l'estetica. Ovviamente si tratta di foto perfette da un punto di vista qualitativo, ma direi che siamo stanchi di questi quasi HDR che dominano la fotografia di reportage. Fortunatamente, forse, questa tendenza all'abuso di contrasti, micro contrasti, saturazioni e ombre aperte sta andando pian piano diminuendo nonostante la sua, ancora, forte presenza! 

A mio avviso, le immagini forti non hanno bisogno di una post produzione così massiccia e lontana dal suo aspetto più concreto e quasi alla stregua del grottesco che vuole regalarci Luigi Pirandello con “La vecchia imbellettata”, molte di loro non avrebbero bisogno di imbellettarsi a tal punto,  funzionerebbero meglio proprio come funzionano, ad esempio, le mie tre preferite di quest’anno.

Questa è la mia top 3 del 2020:
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PRIMO POSTO​​​​​​​
Fotografia vincitrice della categoria ritratti foto singole: Ewa, una ragazza armena di 15 anni che si è recentemente svegliata dallo stato catatonico causato dalla sindrome da rassegnazione, siede su una sedia a rotelle, affiancata dai suoi genitori, in un centro di accoglienza per rifugiati a Podkowa Leśna, in Polonia © Tomek Kaczor, for Duży Format, Gazeta Wyborcza/World Press Photo 2020.

Nell'ultimo periodo mi sono interrogato molto su cosa significhi fare ritratti. Io sono un ritrattista, ma  negli ultimi tempi avevo perso un po' di interesse nel ritrarre le persone e preferivo concentrarmi più sul fare ritratti alle cose o ai luoghi: beh, questa foto mi ha fatto innamorare di nuovo del ritratto a persone.

Raccontare qualcosa attraverso una persona è il metodo più forte che possa esserci, a patto che si abbia qualcosa di autentico da dire, come nel caso del ritratto preso in considerazione.
Qui si racconta infatti di una patologia di origine psicologica che colpisce i bambini rifugiati portandoli a divenire totalmente passivi, come caduti in una sorta di letargo: smettono di mangiare di bere, non rispondono a stimoli fisici di alcun tipo, neanche al dolore e vengono alimentati attraverso un sondino. L'ipotesi che questo stato fosse stato indotto dagli stessi genitori per ottenere il permesso di soggiorno, è stata confutata dalla comunità internazionale, secondo la quale, invece le cause della malattia sarebbero state probabilmente due: i traumi subìti nei loro paesi di origine e la paura, dopo essersi ambientati, di essere nuovamente rimpatriati. 
Questa foto ci mostra, quindi, quanto possa essere potente la psiche umana tanto da riuscire ad annientare completamente anche a livello fisico la persona stessa
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SECONDO POSTO 
Foto vincitrice della categoria contemporary issues foto singole: un uomo d'affari ripone un paio di lanciagranate anticarro alla fine di un'esibizione durante la Mostra e conferenza internazionale sulla difesa (Idex) ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il 18 febbraio © Nikita Teryoshin/World Press Photo 2020.

Di questa foto mi ha colpito la contraddizione innata che ne scaturisce: i suoi toni tenui e allegri fanno pensare ad un'immagine spensierata, forse sportiva, sensazione che cozza decisamente quando realizzi che quelle non sono strane mazze da baseball, piuttosto un paio di lanciagranate.
Il taglio della foto e le mani che spuntano dalla porta azzurra retrostante contribuiscono a conferire del grottesco e misterioso a questa bella immagine.
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TERZO POSTO
Foto vincitrice della categoria natura, immagini singole: il corpo di un orango di un mese giace sul lenzuolo chirurgico di una squadra di soccorso dopo essere stato ritrovato con la madre ferita in una piantagione di olio di palma, vicino alla città di Subulussalam, Sumatra, in Indonesia, il 10 marzo © Alain Schroeder/World Press Photo 2020.
La luce, i toni e la delicatezza di questa immagine fanno capire perché determinate foto non andrebbero sovraccaricate, dal momento che sono già di loro potenti al massimo. Il volto di quest’orango con quell'espressione da anziano stanco è qualcosa di estremamente tenero. Il lenzuolo chirurgico rafforza l'umanizzazione che la scimmietta ha già intrinseca e ti induce ad empatizzare ancora di più con il cucciolo di orango. 
Questa era la mia personale classifica. Per vedere, invece, tutte le foto vincitrici vi rimando al sito ufficiale ciccando il bottone qui in fondo. 

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